È proprio “il pallido pallino blu“, una delle fotografie più celebri della Terra, che simboleggia perfettamente le riflessioni e i sentimenti che da decenni ormai tormentano l’umanità.
Carl Sagan, un astronomo della NASA, nel 1990 decise di far scattare una fotografia della Terra al Voyager 1 a circa sei miliardi di chilometri, catturando in un’immagine tutta la piccolezza dell’uomo.
La terra è come un granello di polvere nel buio cosmico, un piccolo palco di un’area cosmica.
Secondo Sagan, la consapevolezza stessa dei nostri limiti, in quanto esseri minuscoli e relativamente insignificanti per l’universo, deve essere fonte di riflessione per poter finalmente agire insieme per un futuro migliore.
Quindi tutto il sangue versato, affinché uno dei numerosi imperatori esistiti potesse dominare su una piccola porzione di questo puntino blu, le incomprensioni e i conflitti tra popolazioni, nazioni e religioni, la smania umana di dover primeggiare sugli altri anche con l’uso della violenza, non sono altro che il risultato di questa nostra immaginaria autostima di possedere una posizione privilegiata nel cosmo.
La terra è l’unico luogo che può ospitarci e nonostante questo l’umanità si sta “tirando la zappa sui piedi”, modificando quell’ecosistema che ha permesso la nostra evoluzione. Questa piccolezza sottolinea la nostra responsabilità di occuparci gentilmente l’uno dell’altro per un futuro migliore, preservando il puntino blu.
L’uomo deve fare affidamento alla propria sensibilità, intelligenza e alla tecnologia per il corretto progresso, dimenticandosi della ricerca egoistica di profitto, incentivando l’educazione scientifica e la formazione di un senso critico per poter essere sempre in grado di decidere insieme per il bene comune.
Rileggendo le parole di Sagan ci si rende tristemente conto che descrivono ancora problemi del tutto attuali e irrisolti.
Fin quando le nazioni della Terra prenderanno in considerazione i confini illusori tra esse e non comprenderanno che l’uomo stesso ha un’influenza sulla durata della nostra stessa permanenza nel cosmo, il progresso sarà solo fittizio, poiché fatto per il profitto dei potenti a discapito del bene di tutti gli uomini.
Le nazioni devono investire nel corretto progresso, investendo quindi in un futuro migliore e più duraturo per l’uomo.
Elisabetta Guzzinati