
Parliamo delle discipline del Novecento che si sono interessate ad argomenti astronomici…
Franco Banchi: Chi dice che l’astronomia è materia specifica e monografica sbaglia. Il nostro corso è la dimostrazione delle interconnessioni che essa rivela con discipline apparentemente “differenti”. Con l’età contemporanea sono aumentati gli incroci con le arti visive, fotografiche, perfino musicali e si sono consolidati gli apporti di tutto il ventaglio umanistico, vedi le nostre comuni riflessioni che hanno preso spunto dalla letteratura o poesia e dalla filosofia. Ma anche la considerazione dello spazio come luogo della competizione geo-politica, prima bi-polare ora multipolare.
Krystal Favà: Particolarmente interessante è stato l’approfondimento filosofico della visione cosmologica di Nietzsche, della sua dottrina legata all’essere in divenire come eterno ritorno dell’uguale. Così anche la riflessione sulla bioetica, ossia la relazione tra il progresso delle scienze e le sue ripercussioni sulla società e l’ambiente.
In sintesi, tutte le discipline che, nel Novecento, approfondiscono l’astronomia, si pongono delle prerogative per tentare di comprendere maggiormente il cosmo e, quindi, in relazione a esso, anche l’umanità.
Ora confrontiamoci su un’altra questione cruciale legata al nostro percorso didattico:la filosofia, specialmente quella contemporanea, ha avvicinato o allontanato l’uomo dalla comprensione del cosmo?
K.F: Più che avvicinare o allontanare l’uomo dalla comprensione dal cosmo, la filosofia ha cercato di capire come ci relazioniamo a esso. Carl Sagan, ad esempio, ci ricorda che l’universo è immenso ed è un bene comune di tutti. Per questo tutti gli abitanti della Terra, che rappresenta una realtà piccolissima rispetto al cosmo intero, dovrebbero eliminare le divisioni tra loro e prendersi cura del loro pianeta. Tale visione trova spazio anche nella musica, nel brano “Il cielo è di tutti” di Fiorella Mannoia, tratto da una poesia di Gianni Rodari. Nella canzone si afferma che il cielo appartiene a ciascuno, senza confini.
La filosofia contemporanea non pone più la lontananza dal cosmocome un abisso da colmare, ma uno spazio da abitare con stupore, conoscenza e umiltà.
F.B: Io credo che la filosofia, in ogni tempo, da Platone in poi. Passando per Cicerone ,il Medioevo e la stagione scientifica dell’epoca moderna non ha misurato vicinanze o distanze. A mio parere, la questione è altra ovvero quella di capire sempre meglio la complessità dei rapporti tra micro e macro-cosmo. A volte lo si è fatto con rispetto quasi sacrale, altre volte con alle spalle un retaggio mitico, altre ancora con un approccio totalmente razionale. Nonostante ciò l’universo, con la sua dimensione “indefinita”, ha chiesto sempre ulteriori supplementi di studio e, soprattutto, è rimasto spazio che suscita emozioni.
Infatti. Come sembra difficile disgiungere razionalità ed emozione quando si alza lo sguardo verso il cielo. Che dire ?
K.F: Esatto. Davanti al cielo, la razionalità e l’emozione smettono di essere opposte: si intrecciano.
Ogni volta che osserviamo le stelle, non stiamo solo cercando risposte scientifiche ma stiamo anche, inconsapevolmente, cercando noi stessi.
In questo senso, Leopardi è un punto di riferimento imprescindibile. Nel “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, la riflessione tocca corde universali. Il poeta alza gli occhi verso la Luna e le rivolge alcune domande esistenziali: perché esistiamo? A cosa serve la nostra fatica quotidiana? La luna tace, come il cosmo, e proprio in quel silenzio il poeta, come ciascuno di noi, riflette e si smarrisce.
F.B: Nel corso di questi anni abbiamo capito che quando alziamo gli occhi al cielo non siamo dominati solo della ragione o dalla scienza.
Potremmo dire che il grande tema del cielo diventa esistenziale. A partire dal mito antico fino ai poeti contemporanei, i rapporti uomo-cosmo si legano indissolubilmente al senso della vita.

Qual è il rapporto tra i “grandi” e il cielo?
F.B: Noi abbiamo toccato con mano questo legame. Fra i tanti, voglio citare Cicerone, che mi sembra un concentrato colto di tutti gli studi multidisciplinari succedutisi con argomento il cielo ed il cosmo. Il suo sincretismo, a volte troppo enciclopedico, fa capire che chi si interessa di astronomia non può ignorare la religione, l’etica, la filosofia, la politica e perfino l’astrologia. Tu che esempi hai in mente ?
K.F: E’ vero, il cielo è un elemento di riflessione comune a tutti i filosofi. In mente ho Eraclito, che vede l’ordine celeste come parte di un tutto dinamico, in continuo divenire, e Nietzsche che si ispira a lui nella concezione dell’ “eterno ritorno dell’uguale”.
Su questo tema si esprime anche Nicola Cusano: per lui il cielo non ha un centro e l’universo non ha confini. In ultimo riporto una delle sue frasi più celebri del filosofo Kant: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e rispetto sempre nuovi e crescenti: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.” Qua il cielo, nella sua grandezza, rende l’uomo consapevole delle sua limitatezza e della sua appartenenza a un sistema più esteso.
Tutto il nostro corso è stato accompagnato dallo strumento del blog, che abbiamo chiamato astrofilosofi Gobetti-Volta. Facciamo insieme un bilancio di questo connubio tra giornalismo social , agile e rapido, e tematiche filosofico-astronomico…
K.F: Il corso è stato un connubio ben riuscito di tematiche molto interessanti, tutte mirate a comprendere la complessità delle relazioni uomo-universo.
Il potenziamento di astronomia è stato particolarmente coinvolgente per noi studenti in quanto siamo stati stimolati da spunti inter-disciplinari: a partire dalla letteratura, passando per l’ambito musicale e, infine, alla riflessione filosofica. Il blog è stato un buon allenamento di giornalismo: nel corso degli anni ci siamo esercitati a unire la scrittura scolastica a quella del mondo digitale, realizzando articoli più sintetici e immediati.
F.B: Bilancio anche per me sicuramente positivo. La parte di approfondimento teorico, anche grazie all’apporto di specialisti esterni ( e per questo ringraziamo Arcetri ), aveva bisogno di una conclusione laboratoriale. Lo strumento del blog, pratico e moderno, ha permesso di comunicare al meglio, anche all’esterno, i nostri risultati