Cosmologia nel XIX secolo, fra Schopenhauer e Nietzsche

Per Schopenhauer il cosmo intero è condizionato da una forza irrazionale ed eterna che è quella della Volontà, perciò egli concepisce un mondo in cui l’influsso di questa facoltà universale è totale e conduce alla formulazione di un cosmo caotico come luogo-teatro della volontà. 

Detto questo, il pensiero di Schopenhauer si concentra maggiormente su problemi legati alla vita dell’uomo in relazione con altri individui: il filosofo concepisce l’esistenza umana come “un pendolo” fra noia e dolore, in cui il passaggio attraverso il piacere è solo momentaneo.

Nietzsche:tra pre-socratici ed Helmholtz

Nietzsche, invece, pur indagando la condizione umana, in parte della sua filosofia elabora una riflessione approfondita su una questione più universale, che è quella cosmologica.

Proprio per il suo rigetto di ogni sistematicità nell’analisi dell’esistenza umana e dell’universo, Nietzsche sceglie di rivalutare alcune idee dei filosofi pre-socratici: in particolare rimane affascinato dal pensiero di Eraclito e Democrito, entrambi sostenitori di un concetto di tempo legato all’essere in continuo divenire.

Il filosofo tedesco decide di riattualizzare i concetti eraclitei dimostrandoli con alcune tesi scientifiche contemporanee a lui, come quelle dello scienziato Hermann von Helmholtz che aveva teorizzato la “conservazione delle forze”, una prima forma di quello che sarebbe diventato il principio di conservazione dell’energia (Primo Principio della Termodinamica). Helmholtz in pratica considera immutabile la quantità di forza contenuta nell’universo dividendola in “forza di tensione” e in “forza viva”, reciprocamente convertibili.

Grandi e piccole cose sono destinate a passare

Per Nietzsche quindi, tutte le cose, le grandi come le piccole, sono destinate a “passare” e, di conseguenza, un giorno o l’altro anche il nostro mondo scomparirà.  Infatti, dacchè anche i corpi celesti sono sottoposti alla legge del divenire nonostante ci appaiano immobili nella loro lontananza, allora pure il calore del nostro sole non potrà durare per sempre. 

E’ questa la grande scoperta di Eraclito: tutto ciò che diviene è in continua trasformazione.

In realtà Helmholtz accetta come inevitabile l’ipotesi di “morte termica” dell’universo (uno stato in cui non è più possibile alcun movimento), tesi che, oltre a essere in contrasto con il concetto nietzscheano di divenire ripreso da Eraclito, generò nel XIX secolo un dibattito filosofico e scientifico sui limiti spaziali e temporali dell’universo.

L’eterno ritorno dell’Uguale

Su questa linea Nietzsche arriva a teorizzare la dottrina dell’ eterno ritorno dell’uguale, la quale si propone di estendere al cosmo intero i due principi della termodinamica e tenta di rispondere ai problemi sollevati all’interno della questione cosmologica.

Il profeta Zarathustra è il portatore della dottrina dell’eterno ritorno, di importanza fondamentale nel pensiero di Nietzsche, il quale tenta anche di fornire una spiegazione scientifica di essa presupponendo il principio di conservazione dell’energia: 

Se il mondo può essere presentato come una determinata quantità di forza e come un determinato numero di centri di forza […] ne segue che il mondo deve percorrere un numero calcolabile di combinazioni nel gran giuoco dei dadi della sua esistenza. 

In un tempo infinito ogni combinazione sarebbe […] anzi raggiunta infinite volte. E poiché tra ogni “combinazione” e il suo prossimo “ritorno” dovrebbero essere passate tutte le altre combinazioni possibili […] sarebbe con ciò dimostrato un circolo di serie assolutamente identiche: il mondo come circolo che si è già innumerevoli volte ripetuto e che prosegue il suo giuoco all’infinito . 

Il fuoco eracliteo ne La gaia scienza. L’amor fati

Il fuoco eracliteo, che si spegne e riaccende periodicamente per via della sua stessa essenza, simboleggia quindi lo stesso principio cosmologico, mentre la vita viene rappresentata come una enorme clessidra che perennemente si capovolge, e noi con lei, come granelli di polvere (“La gaia scienza”, aforisma 341).

La teoria nietzscheana presuppone il cosiddetto amor fati, che permette all’uomo di superare l’iniziale smarrimento che potrebbe derivare dalla presa di coscienza dell’eterno ritorno. Questo concetto consiste in nient’altro che nell’accettazione totale dell’esistente ed è sintetizzabile nell’espressione “Così voglio che sia, così volli che fosse, così vorrò che sarà”.

La mia formula per la grandezza dell’uomo è “amor fati”: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità. Non solo sopportare, e tanto meno dissimulare, il necessario […] ma amarlo .

Giuseppe Albori  e Mattia Bartoli