L’influenza della concezione cosmologica di Platone e Aristotele ha condizionato molto la cultura tardoantica e medievale, in che modo?
Con entrambi si spenge la libera ricerca in tutti i campi, compreso quello sociale, perché si è esaurita la spinta propulsiva di una società in espansione come fu quella ionica ed ellenica in generale. In qualche modo furono, per motivi diversi seppur complementari, i notai di questo esaurimento. Per Platone è vago cercare di comprendere la natura della realtà materiale dal momento che essa è solo il riflesso delle vere entità, raggiungibili solo con il pensiero, il mondo delle idee. Per Aristotele vi è un ordine naturale delle cose, eterno ed immutabile, con gli elementi che occupano ciascuno il suo posto, con la Terra al centro di un universo mosso da un’energia esterna che si degrada, dal moto circolare uniforme della sfera delle stelle fisse, fino ai moti violenti e accidentali dell’ambiente terrestre. Una visione che ebbe il merito di spiegare quasi tutto e che poteva essere facilmente portata nell’ambito sociale, garantendo la stabilità nel mondo tardoantico e altomedioevale, una stabilità richiesta dalla scarsità delle risorse materiali, dall’instabilità politica e territoriale delle comunità.
Il rispetto dell’ordine del cosmo e dell’autorità politica è stato causato dall’ammirazione che il medioevo ha avuto per i valori espressi dal mondo latino?
Sicuramente il Medioevo, specie l’alto Medioevo, ha un’ammirazione sconfinata, ma sostanzialmente passiva per il mondo latino (ben diversa da quella rinascimentale che trae da esso ispirazione, lo comprende e lo elabora) e per la cultura greca che in forma frammentaria arriva in Europa, tuttavia io credo che l’immobilismo sociale, politico e culturale del medioevo derivi prima di tutto dal crollo delle strutture amministrative e materiali dell’Impero, dalla scarsità delle risorse, dall’ignoranza diffusa delle basi teoriche del sapere. A questo mondo sostanzialmente povero e ignorante gli antichi appaiono dei giganti insuperabili, mentre la vita quotidiana viene affidata alla fissità delle istituzioni, come eterno e invariabile è il cosmo.
Due esempi in campo astronomico:
● L’uomo medievale colto sa che il calendario a cui è affidata la determinazione della data della Pasqua è “orribile, risibile, incredibile”, Dante ci dice interveniamo “pria che gennaio tutto si sverni (la primavera astronomica cadeva 7 giorni prima di quella calendariale)” ma solo nel 1582 il calendario di Giulio Cesare viene riformato
● Solo alla fine del 400 si comprende completamente il maggior libro di astronomia dell’antichità, l’Almagesto di Tolomeo e ci si sente pronti ad affrontare la riforma del calendario
Ringraziamo ancora il prof. Ranfagni per l’indimenticabile lezione e la passione per la materia che ci ha trasmesso.
Mattia Bartoli, Riccardo Poli, Krystal Favà, Giuseppe Albori, Fabio Pugelli
Gennaio, 2023