Inizia un nuovo anno per il potenziamento di astronomia. Per quanto concerne il modulo di filosofia, curato dal Prof. Franco Banchi, il tema scelto è “dal mondo chiuso all’universo infinito”, argomento chiave nel passaggio tra cultura umanistica e moderna.
Iniziamo con una domanda proprio al Prof. Banchi: perchè il focus tematico scelto è considerato uno dei fondamenti in questo “passaggio” ?
“ In due secoli dal XV al XVII si ribalta l’approccio tra uomo e cosmo. Nel Rinascimento il cosmo è avvertito come un tutto vivente, dotato di anima e spirito. Gli scienziati del Seicento che, pur non negano una dimensione spirituale dell’universo, segnatamente del suo creatore, considerano il cosmo un oggetto fisico-matematico, da studiare in un’ottica meccanicistica. Emblematica la posizione di Galileo Galieli, secondo cui la scienza ci descrive il come, la religione il perchè sul cosmo”
Per questo siamo partiti dall’esame di un insieme plurale di punti diversi sull’argomento in questione. Abbiamo iniziato dalle posizioni che Umberto Eco esprime in un suo saggio sulla cultura del Seicento”.
Ecco cosa ci dicono Fabio e Mattia, che hanno approfondito una prima parte significativa del citato saggio.
“Spiega in che modo Umberto Eco distingue tra 4 teorie circa l’universo infinito e il mondo plurale attribuendo a Giordano Bruno la maggior importanza al riguardo.
Nel testo si evidenziano quattro modelli cosmologici distinti che riguardano l’infinità dell’universo e la pluralità dei mondi. Il primo modello menzionato nel testo riguarda l’idea di un universo finito, con una parte fisica centrata sulla Terra e un’altra parte metafisica, infinita e immobile, considerata come una manifestazione dell’infinità divina. Questo modello rappresenta una visione tradizionale e geocentrica dell’universo.
Eco come inquadra questi diversi modelli?
Il secondo modello, associato a Giordano Bruno, rifiuta la distinzione tra mondo sublunare e mondo celeste. Bruno e i suoi seguaci sostengono l’omogeneità della materia e dell’uniformità dello spazio e affermano l’esistenza di una pluralità di sistemi planetari simili al nostro, circondati da stelle. Questa visione implica un universo privo di centro, infinito e omogeneo, in cui la Terra e gli altri corpi celesti sono simili e non occupano una posizione privilegiata.Il terzo modello accetta l’analogia tra la Terra e i pianeti, così come tra il Sole e le stelle, ma rifiuta l’infinità dell’universo. Questa visione è più vicina alla concezione copernicana dell’universo, che ha allargato le dimensioni dell’universo ma ha mantenuto una struttura finita e ordinata.Il quarto modello, proposto da Keplero, rifiuta l’infinità dell’universo basandosi sulla presunta contraddizione della nozione di infinito e sul “paradosso del cielo notturno”, che poneva la domanda su perché, se ci sono così tante stelle nell’universo, il cielo notturno non sia sempre illuminato”.
Alla luce di quanto dite, emerge con forza la centralità culturale di Giordano Bruno
“Nel contesto di queste teorie, Giordano Bruno emerge come una figura chiave perché ha sostenuto l’idea di un universo infinito e omogeneo, privo di centro e popolato da mondi simili al nostro. Bruno ha influenzato molti pensatori successivi e ha contribuito a diffondere questa visione dell’universo, anche se molti dei suoi contemporanei e successori, tra cui Copernico, Tycho Brahe, Keplero e Galileo, hanno mantenuto una visione finita e ordinata dell’universo.
La figura di Bruno è stata cruciale nel dibattito sull’infinità dell’universo e sulla pluralità dei mondi nel periodo che va dal XVI al XVII secolo, influenzando significativamente la comprensione moderna dell’universo.
Franco Banchi, Fabio Puggelli e Mattia Bartoli