Prosegue il nostro corso e con esso gli approfondimenti sulla nascita della scienza moderna nelle sue applicazioni all’astronomia. La nostra ultima riflessione, guidata dal Prof. Banchi, ha toccato anche il pensiero di Cartesio. Di questo importante filosofo, fisico e matematico abbiamo affrontato la tematica cosmologica, che, nel Seicento, è in piena sintonia con la svolta scientifica moderna, ma anche con immutate preoccupazioni metafisiche.
Chiediamo innanzitutto a Fabio Puggelli come definirebbe l’approccio cosmologico di Cartesio, proprio in riferimento alle novità scientifiche del secolo.
“Nel suo pensiero, la materia era concepita come estensione nello spazio, le sue caratteristiche principali erano la quantità di moto e la configurazione geometrica. Cartesio sosteneva che tutto ciò che si verificava nel mondo fisico poteva essere spiegato dalla sola disposizione e dal movimento della materia senza ricorrere a forze o qualità occulte. Nel passaggio dal caos al cosmo, egli immagina Dio dividere la materia in parti con movimenti distinti, senza vuoto tra di esse, respingendo nel suo universo meccanico l’idea di “qualità occulte” .
La parola ora a Mattia Bartoli, che invitiamo ad approfondire il meccanicismo cosmologico di Cartesio.
“Per lui la materia che compone il tutto è compatta e interconnessa, infatti una qualunque azione ha un effetto anche dall’altra parte dell’universo. Le particelle vorticano, si urtano fra loro e si consumano creando una polvere finissima che può avere due movimenti: se questo è centripeto si ha la “materia prima”, se è centrifugo è “materia seconda”, cioè l’atmosfera in cui la “prima” è immersa”.

Krystal Favà aggiunge una sua considerazione su quanto detto da Mattia…
“Il dualismo Cartesiano, che divide la realtà in due tipi di sostanza: la res cogitans e la res extensa,lo porta ad interrogarsi come queste due sostanze interagiscano tra loro, cercando di dare una risposta a questo quesito anche a livello cosmologico. Per questo il filosofo francese attribuisce a Dio la creazione della materia e l’impulso iniziale, affermando però che l’universo procede autonomamente, quindi senza un’influenza divina costante, regolato dai principi di conservazione della quantità di moto e inerzia”.
Nel proseguire il discorso, Riccardo Poli evidenzia quanto Cartesio si esponga anche a critiche…
“Secondo alcuni critici come Blaise Pascal, Cartesio non può liberarsi completamente da Dio e proprio per questo è quasi “costretto” ad inserire Dio come causa prima e attribuirgli la creazione della materia e il “colpetto” iniziale che ha messo in moto l’universo. D’altra parte la stessa immagine di Dio che dà un “colpetto” per mettere in moto il mondo suggerisce la riluttanza di Cartesio a far dipendere il movimento continuo dalla divinità,
Per concludere questa riflessione dialettica non possiamo che porre a Giuseppe Albori il quesito più delicato: nell’affrontare queste problematiche, Cartesio rimane scienziato o indulge ancora a tentazioni metafisiche?
“Il compito del Creatore è mantenere la materia immutabile in modo che questa possa disporsi in base a numero e misura, in tal modo le varie parti che hanno movimenti diversi interagiscono con urti reciproci, mentre noi, umani, possiamo studiare ed esaminare questi fenomeni celesti dal momento che sono quantificabili sulla base di qualità oggettive e fisiche. Cartesio teorizza dunque con chiarezza un universo meccanicistico che si muove con leggi fisiche e matematiche, ma, allo stesso tempo, difende il concetto di Dio inventandosi la celebre immagine di un Creatore “Orologiaio”, che costruisce un orologio lasciando poi che gli ingranaggi funzionino autonomamente. Così nella sua teoria riesce a trovare un compromesso tra ragione matematica e ragione della fede, cioè tra Scienza e Metafisica”.